Comune di Thiene

Comune di Thiene

Thiene


Thiene è uno dei centri più importanti della provincia di Vicenza. E' una cittadina di oltre 22 mila residenti, ricca d'arte, storia e tradizioni, fin dalle origini centro di notevoli attività lavorative, grazie alla sua fortunata ubicazione e all'operosità dei suoi abitanti.
Situata ai piedi dell'altopiano di Asiago e coronata dalla suggestiva zona collinare pedemontana, è punto di convergenza per le vie di pianura e punto di diramazione delle vie che si aprono alle montagne. Per questa posizione strategica Thiene ha saputo diventare luogo di incontro e centro preferenziale di interessi commerciali, agricoli ed industriali dell'Alto Vicentino.

L'abitato si organizza attorno all'alberata piazza Ferrarin e alla villa Da Porto-Colleoni ora Thiene (t. 0445 ...), racchiusa entro l'alto muro di cinta del suo giardino e comunemente chiamata "Castello" per il caratteristico aspetto che, emergendo sull'antico tessuto ora alterato dai moderni inserti edilizi, connotava l'immagine urbana di Thiene.

Informazioni generali
abitanti al 31.12.2006: 22.145
altitudine: m. 147 s.l.m.
superficie: 19,73 Kmq
distanza da Vicenza: Km 20
frazioni: Lampertico, Rozzampia, Santo
indirizzo del Comune: piazza A. Ferrarin, 1 - tel. 0445-804911



La storia

È certa l’origine romana della Città, confermata da alcuni reperti archeologici. Nel 1166 Thiene è libero Comune, mentre nel 1237 Ezzelino III conquista Padova e di conseguenza anche la città diventa parte dei dominii del Da Romano.
Nel 1312 con Cangrande Della Scala ha inizio il dominio incontrastato della Signoria Scaligera nel Vicentino .no al 1387, quando subentrano i Visconti. Nel 1404 tutto il territorio vicentino fa atto di dedizione a Venezia. Per Thiene inizia un periodo particolarmente florido.
Nel 1487 il doge invia a Rovereto 200 militi vicentini comandati da Giacomo di Thiene, Vicario della Città, in aiuto delle truppe veneziane che stanno difendendo i con.ni nord occidentali, attaccati da Sigismondo del Tirolo. Il manipolo entra nel castello roveretano ed issa lo stendardo della Serenissima. Forti di questo fatto i thienesi, che stanno vivendo un periodo di forte carestia, chiedono al doge Agostino Barbarigo il mercato libero da dazi. La domanda viene accolta e con la dogale del 6 ottobre 1492 viene concesso il primo mercato franco della provincia, da tenersi il lunedì.
Inizia un periodo di tranquillità e relativa ricchezza per i thienesi, almeno fino al 1630 quando un’epidemia di peste causerà quasi 800 vittime. Ancora una volta Venezia aiuta Thiene: il doge Francesco Erizzo nel 1640 concede di far svolgere il 24 giugno di ogni anno una fiera franca di cavalli e bovini. Sono gli anni in cui sorgono i più bei palazzi in città: accanto alla vecchia casa Pajello della fine del XV secolo, la loggia Piovene-Parminiom (ora Banca S. Paolo), Ca’ Brogliano-Pajello Sandini, Palazzo Fabretti-Ferrarin, Chilesotti Fabris (ora di proprietà del Comune) e tanti altri. Grata per i benefici ricevuti, Thiene rimane fedele a Venezia sino alla fine del suo impero.
Con la Restaurazione e la costituzione del Regno Lombardo Veneto la crescita socio-economica iniziata con Venezia ha un ulteriore impulso. Sorgono le prime industrie: tessiture, filande, cappellifici, calzaturifici, ecc. La città consolida negli anni il ruolo di polo commerciale di prim’ordine e si impone nell’economia regionale quale importante mercato, in particolare di bestiame e latticini.
Nel 1866 Thiene, come tutto il Veneto, entra a far parte del Regno d’Italia. Con lo scoppio della guerra, il 24 maggio 1915, Thiene si trova nelle immediate retrovie dei campi di battaglia. Sono anni difficili, decine di migliaia di soldati transitano per la città, trovando assistenza tra la popolazione. Anche sotto i colpi dell’artiglieria gli abitanti dimostrano fermezza e coraggio. Per questi fatti il gonfalone della Città viene insignito con la croce al merito di guerra.
Diversi i thienesi decorati con medaglie al valor militare a conclusione dei due conflitti. La massima onorificenza viene assegnata, nel secondo dopoguerra, al tenente medico Guido Miotto e all’ingegnere Giacomo Chilesotti.